Quando il narcisismo è “femmina”. Un caso clinico dalla parte della “vittima”.

Donna perversa e altro 111756

È più frequente sentire parlare di narcisismo perverso come se questo fosse un prerogativa prevalentemente maschile, in realtà tale disturbo riguarda anche le donne, ma il fenomeno è meno palese per via di uno status sociale in base al quale l'uomo deve apparire forte e non soggiogato o dipendente da una donna, e per tale motivo tende a celare la sua sofferenza, rivolgendosi raramente a uno specialista per affrontare il dolore e la frustrazione. I tratti del narcisismo sono i medesimi per uomo e donna, l' APA Associazione Psichiatrica Americana ha individuato nove punti, e per porre diagnosi devono esserne presenti almeno cinque:. Per quanto riguarda il narcisismo perverso, questo si pone all'estremo di un narcisismo sano, che è caratterizzato da amor proprio e autostima adeguati. La donna, esattamente come l'uomo, è inizialmente generosa, gentile, riesce a cogliere i punti deboli della vittima, che si mostra bisognosa, è come se prima di agganciare la preda utilizzasse una forma di empatia finalizzata esclusivamente alla conquista. Sono donne estremamente carismatiche, affascinanti, intelligenti, che dichiarano amore smisurato verso il partner, il quale lusingato cade nella trappola. Una volta che ha conquistato la sua preda la narcisista maligna a differenza dell'uomonon molla la preda, spaventata dalla richiesta di un legame affettivo e rivolgendosi subito a cercare una nuova vittima, no! La donna narcisista fa continue richieste al partner di prove di amore che servono per alimentare il suo ego.

In latino il verbo pervertere significa capovolgere qualcosa contro il senso derivante dalla sua origine. Secondo Ettore Perrella Per una clinica delle perversioni la depravazione è una struttura patologica, e lo è dal punto di vista morale. Questa intuizione rimanda ai parallelismi con cannibalismo, incesto e pedofilia di cui molti miti sono impregnati, in primis quello di Edipo e della sua stirpe. Per la madre del assoggettato perverso il figlio è assolutamente basilare, e per questo stesso fatto egli viene ridotto ad oggetto di cui godere. Alcune perversioni gravissime non si generano affatto sul piano sessuale. Pensiamo ai totalitarismi, al colonialismo, alle guerre. Ecco come la Arendt descrive Eichmann, funzionario nazista in La banalità del male. Comunicare con lui era assurdo, non perché mentiva, ma perché le parole e la presenza degli estranei, e quindi la realtà in quanto tale, non lo toccavano. O le feci, nel caso della coprofilia e della coprofagia.